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giovedì 21 agosto 2008

Relazione per l'ottenimento della categoria usurante ai VVUU

Movimento "Tagghiamu stu Palluni"

Lavoratori della Polizia Municipale

Analisi e valutazione per il riconoscimento dei benefici di legge per i lavori usuranti
A cura di Filippo Macaluso rappresentante dei lavoratori per la sicurezza del Comune di Palermo.
Si ringrazia per la preziosa collaborazione Giuseppe Messina di Legambiente Palermo per i dati forniti

Premessa
La presente relazione è finalizzata a dimostrare come l’attività lavorativa degli Operatori della Polizia Municipale influenzi negativamente la speranza di vita del lavoratore stesso.
Si vuole, altresì, analizzare attraverso dati oggettivi la disparità di trattamento fra gli operatori della polizia municipale e categorie di attività con funzioni analoghe.
E’ opinione dello scrivente che gli operatori della Polizia Municipale svolgano le stesse funzioni delle categorie del comparto sicurezza con l’aggravio, però, di svolgerlo in un ambiente di lavoro particolarmente a rischio per le più disparate condizioni climatiche, per le diverse situazioni di stress e per un carico ampio di responsabilità.
In altre parole con la presente relazione, nel descrivere prima i rischi, a cui è esposto il lavoratore, e poi con i dati ricavati dalle fonti di indagini di natura scientifica, si vuole evidenziare come il luogo di lavoro dell’Operatore della Polizia Municipale, “la strada”, rappresenti una fonte di malattia.
E come attualmente i dispositivi legislativi, nel contesto del D.Lgs. 626/94 non siano sufficienti ad un controllo sanitario efficace, soprattutto per una interpretazione restrittiva della legge.
E come attualmente i dispositivi di legge, non considerano per gli Operatori della Polizia Municipale benefici e/o indennizzi, che invece sono riservati a categorie con funzioni analoghe.
Ed ancora, come attualmente le misure di tutela resi disponibili dalla tecnica non siano sufficientemente idonei per attuare un’adeguata prevenzione e protezione dai danni che gli stessi subiscono.

Rischi a cui è sottoposto il lavoratore di Polizia Municipale
Gli Operatori della Polizia Municipale, nel loro ambiente di lavoro, sono esposti a diversi agenti di rischio di cui alcuni meritano un’analisi approfondita per gli effetti che hanno nell’aspettativa di vita degli stessi, e sono :
- gli inquinanti atmosferici,
- il rumore,
- le condizioni climatiche;
- lo stress derivante dal controllo del traffico veicolare.
Tali rischi si aggravano ancora di più per la loro combinazione e per l’aggiunta di altre condizioni di rischio, quali: l’assunzione prolungata di posture erette, la deambulazione protratta, il potenziale contatto con materiali biologici e, non ultimo, la particolare condizione di stress riferibile all’estensione delle responsabilità su un vasto campo applicativo.
Questi elementi di rischio trovano riscontro nell’esito della valutazione dei rischi effettuata dai Responsabili della Sicurezza e/o da professionisti esterni incaricati dalle amministrazioni comunali.
In altre parole, ciò che è stato da me dedotto sulla specificità dei rischi sono esplicitate dettagliatamente nei Documenti di Valutazione dei Rischi, predisposti dalle Amministrazioni Comunali, ai sensi del D.Lgs. 626/94.
Inoltre anche gli Organi di Vigilanza c/o le AUSL territorialmente competenti hanno confermato la presenza dei rischi sopra menzionati. In alcuni casi, proprio, gli Organi di Vigilanza sono intervenuti chiedendo l’integrazione di rischi non correttamente analizzati nei Documenti di Valutazione dei Rischi.
In sostanza è comprovato, proprio nel contesto della legislazione vigente, in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, che l’attività lavorativa degli operatori della Polizia Municipale richiede un impegno psicofisico particolarmente intenso e continuativo, condizionato da fattori che non possono essere prevenuti da misure idonee.

Fonti scientifiche provenienti da Organismi scientifici e da studi universitari :
Si riportano alcuni riferimenti, di particolare interesse, provenienti da indagini scientifiche, da studi universitari e da pareri di professionisti. Questi riferimenti come vedremo, dimostrano il legame fra i danni subiti dal lavoratore e i rischi a cui è esposto nel proprio ambiente di lavoro.
1. Recentemente è stata resa nota la nuova pubblicazione “Effetti sulla salute dell’inquinamento dell’aria da trasporto” curata dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS).
L’evidenza epidemiologica e tossicologica sugli effetti dell’inquinamento dell’aria da trasporto è aumentata sostanzialmente nelle ultime decadi: le ricerche provano che l’inquinamento dell’aria da trasporto provoca gravi danni alla salute umana tra cui: l’aumento di rischio di morte per cause cardio-polmonari, l’aumento di malattie nell’apparato respiratorio e di cancro ai polmoni.
Nei dettagli lo studio condotto dall'Organizzazione mondiale della Sanita - ufficio regionale per l'Europa - per conto dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT), tra il 2002 e il 2004, è stato realizzato su 13 città italiane campione di oltre 200mila abitanti.
Le città sotto osservazione sono state Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania e Palermo, pari al 16% del totale della popolazione nazionale circa (9 milioni di persone).
Secondo il dossier, gli oltre 8 mila decessi stimati ogni anno equivalgono al 9% della mortalità negli over 30 per tutte le cause esclusi gli incidenti stradali. Le nuove conoscenze disponibili sugli effetti sanitari del PM10 rilevano come l'impatto della mortalità per gli effetti cronici oltre i 20 microgrammi per metro cubo (limite che la direttiva comunitaria '99/30/EC ha indicato per il 2010) sia da riferire al cancro al polmone (742 casi ogni anno), infarto (2562), ictus (329).
Numeri elevati anche per altre malattie, tra le quali bronchiti, asma, e sintomi respiratori in bambini ed adulti, oltre a ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie che determinano perdita di giorni di lavoro.
Lo studio si è esteso anche all'impatto dell'ozono sulla salute, stimato in 516 morti ogni anno nelle città italiane campione, decessi che si aggiungono a quelle dovute alle polveri sottili.
Nel secondo Rapporto APAT sulla Qualità dell'Ambiente Urbano si evidenzia come il PM10 emesso dal trasporto su strada rappresenta la principale fonte di emissione di particolato nelle aree metropolitane italiane.
Il particolato fine (PM) è un agente inquinante composto da un insieme di particelle che possono essere solide, liquide oppure solide e liquide insieme e che, sospese nell'aria, rappresentano una miscela complessa di sostanze organiche ed inorganiche. Queste particelle variano per dimensione, composizione ed origine. Le loro proprietà sono riassunte nel loro diametro aerodinamico, definite come dimensione della particella:
• la frazione con un diametro aerodinamico inferiore a 10 m è chiamata PM10 e può raggiungere le alte vie respiratorie ed i polmoni;
• le particelle più piccole o fini sono chiamate PM2.5 (con un diametro aerodinamico inferiore a 2.5 m); queste sono più pericolose perché penetrano più a fondo nei polmoni e possono raggiungere la regione alveolare.
La dimensione delle particelle determina anche la durata della loro permanenza nell'atmosfera. Mentre la sedimentazione e le precipitazioni rimuovono la frazione compresa tra 2,5 e 10 m (PM10-2,5 detto anche frazione grossolana del PM10) dall'atmosfera nel giro di poche ore dall'emissione, il PM2.5 può rimanere nell'aria per giorni o perfino per settimane. Di conseguenza queste particelle possono percorrere distanze molto lunghe. I maggiori componenti del PM sono il solfato, il nitrato, l'ammoniaca, il cloruro di sodio, il carbonio, le polveri minerali e l'acqua. In base al meccanismo di formazione, le particelle si distinguono in primarie e secondarie.
Le particelle primarie vengono direttamente immesse nell'atmosfera mediante processi naturali e prodotti dall'uomo (antropogenici). I processi antropogenici includono la combustione dei motori delle auto (sia diesel che a benzina); la combustione dei combustibili solidi (carbone, lignite, biomassa) di uso domestico; le attività industriali (attività edili e minerarie, lavorazione del cemento, ceramica, mattoni e fonderie); le erosioni del manto stradale causate dal traffico e le polveri provenienti dall'abrasione di freni e pneumatici; e le attività nelle cave e nelle miniere.
Le particelle secondarie si formano nell'aria a seguito di reazioni chimiche di inquinanti gassosi e sono il prodotto della trasformazione atmosferica del biossido di azoto, principalmente emesso dal traffico e da alcuni processi industriali, e del biossido di zolfo, che risulta dalla combustione di carburanti contenenti zolfo. Le particelle secondarie si trovano principalmente nella frazione del PM fine.
La valutazione sistematica dei dati completata nel 2004 dall'OMS Europa, indica che:
• il PM aumenta il rischio dei decessi respiratori nei neonati al di sotto di 1 anno, influisce sullo sviluppo delle funzioni polmonari, aggrava l'asma e causa altri sintomi respiratori come la tosse e la bronchite nei bambini;
• il PM2.5 danneggia seriamente la salute aumentando i decessi per malattie cardio-respiratorie e cancro del polmone. La crescita delle concentrazioni di PM2.5 aumenta il rischio di ricoveri ospedalieri d'emergenza per malattie cardiovascolari e respiratorie;
• il PM10 ha un impatto sulle malattie respiratorie, come indicate dai ricoveri ospedalieri per questa causa.
Gli effetti relativi all'esposizione nel breve periodo comprendono: infiammazioni polmonari, sintomi respiratori, effetti avversi nel sistema cardiovascolare, aumento della richiesta di cure mediche, dei ricoveri ospedalieri e della mortalità.
Poiché l'esposizione al PM causa nel lungo periodo una sostanziale riduzione dell'attesa di vita, gli effetti nel lungo periodo sono chiaramente più significativi per la salute pubblica di quelli nel breve periodo. Il PM2.5 si associa maggiormente alla mortalità, indicando un aumento del 6% del rischio di morte per tutte le cause per ogni aumento di 10g/m3 nelle concentrazioni di PM2.5 sul lungo periodo.
Gli effetti relativi all'esposizione nel lungo periodo comprendono: aumento dei sintomi dell'apparato respiratorio inferiore e delle malattie polmonari ostruttive croniche, riduzione delle funzioni polmonari nei bambini e negli adulti, e riduzione dell'attesa di vita causata principalmente dalla mortalità cardio-polmonare e dal cancro al polmone.
Studi su larga scala mostrano gli effetti significativi del PM2.5 in termini di mortalità, ma non sono in grado di identificare una soglia al di sotto della quale il PM non ha effetti sulla salute: cosiddetto livello senza effetti.
2. Studi effettuati dal Prof. ALDO FERRARA (titolare della II cattedra di malattie dell’apparato respiratorio all’università di Siena), sulla salute respiratoria e sull’ambiente atmosferico, su vigili urbani hanno osservato che questi sono sottoposti a delle lesioni all’apparato respiratorio .
Tali lesioni porteranno i soggetti osservati all’età di 60 anni ad avere un deficit della funzionalità cardio-respiratoria pari ad almeno al 30% per i soggetti non fumatori.
Di conseguenza i soggetti esaminati avranno un’aspettativa di vita di 7,5 anni in meno rispetto ad un coetaneo che svolge un’altra attività.
E pertanto, queste lesioni devono essere considerati dei veri e propri danni biologici. Infatti il deficit di funzionalità cardio-respiratoria non è imputabile a delle abitudini personali ma ad una situazione ambientale nella quale l’individuo si è trovato.
Inoltre le condizioni dei vigili urbani sono aggravate in quanto ad una problematica legata allo smog si aggiunge quella cardio-circolatoria dovuta allo stress per i disturbi specifici del traffico.
E’ opinione dello scrivente che questi siano degli elementi scientifici indubitabili sui quali non si può discutere e sono chiaramente le premesse per un danno biologico ed usurante.
Inoltre, in una recente ricerca effettuata sui vigili urbani i sintomi più facilmente rappresentati non erano quelli cardio-respiratori che si manifestano a lungo termine ma erano quelli di acuzie neurologica come il mal di testa ed una sensazione di nausea che stanno ad indicare una patologia in atto.
3. Uno studio europeo ha individuato coorti occupazionali esposte a diversi livelli di benzene.
In particolare di nostro interesse sono i principali risultati dello studio di mortalità tra i guidatori di autobus della città di Genova e i vigili urbani di Genova e Milano.
Lo studio ha incluso tutti i lavoratori maschi impiegati nel periodo dal 1949 al 1979.
La mortalità è stata studiata nel periodo 1960 – 1998.
Nell’analisi dello studio è stato osservato un aumentato rischio per linfoma di Hodgkin e tumore del polmone.
Lo studio è stato condotto dai seguenti ricercatori:
- A.C. Pesatori, M. Bonzini, D. Consonni, A. Baccarelli, P.A. Bertazzi e A. Colombi del Dipartimento di Medicina del Lavoro, degli Istituti clinici di Perfezionamento e dell’Università degli Studi di Milano;
- P.G. Duca del Dipartimento di Scienze Cliniche “Luigi Sacco”, dell’Università degli Studi di Milano
- F. Merlo dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro, di Genova.
4. Altre interessanti indicazioni sulla correlazione tra tipo di mansione svolta e alcuni tipi di patologie sono riscontrabili nel rapporto MALPROF, promosso dallo stesso ISPESL in collaborazione con le Regioni, che attraverso l’aggregazione dei dati di malattia professionale pervenute ai servizi territoriali di prevenzione delle ASL mira all’individuazione delle mansioni che causano con maggiore frequenza l’insorgenza di determinate patologie. Anche l’INAIL svolge indagini simili ma essendo i dati vincolati dalle condizioni di riconoscimento legale per fini di tutela assicurativa spesso i risultati presentano un elevato grado di distorsione.
5. Altre interessanti indicazioni ci pervengono da un parere tecnico rilasciato dall’ordine interprovinciale dei chimici di Palermo a firma del Presidente Dott. Cottone, presidente dell’Ordine Interprovinciale dei Chimici della Sicilia.
Alla richiesta se gli Apparecchi di Protezione delle Vie Respiratorie (le mascherine di protezione in dotazione agli operatori della Polizia Municipale del comune di Palermo) sono idonei, l’Ordine si esprimeva relazionando quanto segue:

Premesso che lo stesso è indicato dal produttore quale “44291203 MANDIL FFP2/V COMBI, respiratore antiodore combinato con antipolvere per aerosol solidi e liquidi secondo la classe 2, con valvola di espirazione, Omologazione EN 149:2001”, nel richiamare quanto espresso in sommità alla nota circa la necessità di una vera e propria perizia, l’Ordine può, a titolo di carattere generale, rimettere le seguenti considerazioni:
1. Il lavoratore è certamente esposto ad inquinanti presenti in forma gassosa e ad inquinanti presenti in forma solida;
2. La filtrazione ed in generate il trattenimento di una o più molecole, da parte di un sistema di contenimento è la somma di disparate interazione chimiche, chimico-fisiche, fisiche.
Per meglio esporre e far comprendere si precisa che un aerosol può essere trattenuto a seguito di perdite del contributo cinetico della particella dispersa per urto su una superficie che non risponde in maniera elastica.
Tra i motivi di mancanza di risposta elastica vi stanno le deboli interazioni di carattere chimico-fisico, quali ad esempio l’imbibizione del supporto cellulosico da parte delle particelle acquose presenti ed in cui a loro volta sono disciolti composti chimici (idrofilia).
Tra i motivi chimico-fisici può annoverare l’effetto che una superficie può esercitare al fine dell’accrescimento dimensionale dell’acqua aereo dispersa con la formazione di gocce che non possono essere più disperse nel mezzo aereo a causa della loro aumentata massa (vedi formazione della pioggia ed utilizzo di sali per la formazione della stessa).
Tra i mezzi fisici si può considerare ancora la circostanza legata all’urto delta particella con un mezzo più freddo, urto che fa cedere energia; tale cessione provoca una diminuzione del contenuto entalpico totale della particella e la sua condensazione (vedi meccanismo della rugiada).
Quando il meccanismo riguarda le polveri è necessario chiarire che la pericolosità di una particella solida non solo è legata alla sua dimensione, ma è strettamente legata alla possibilità che la stessa trasporti in superficie composti pericolosi (tossici e/o irritanti e/o cancerogeni) e che successivamente possa effettuare il rilascio di tali composti.
Quindi la semplice circostanza che una sostanza solida (dispersa in mezzo aereo) venga trattenuta in ragione del mezzo filtrante e delle sue dimensioni, da sola non e sufficiente a far considerare efficace il D.P.I., in quanto va valutato anche il sistema con cui la polvere trasporta la sostanza.
Tutto ciò al fine di comprendere se, dopo il trattenimento della particella solida si possano creare le condizioni di distacco dell’inquinante ed il suo successivo trasporto. E' proprio tale meccanismo di cessione che rende le polveri inalabili al disotto del 10 micron pericolose per la salute in funzione della toro provenienza e composizione.


Mentre al riguardo se eventuali danni possono essere rilevati attraverso le analisi chimico - cliniche, l’Ordine dei chimici rispondeva:
quest’ordine è costretto per l’ennesima volta a rilevare l’utilizzo improprio e pomposo, per i metodi di determinazione di talune sostanze in ambito umano (metodi che più correttamente in ambito anglo sassone sono definiti come blood-test), del termine analisi. Premesso ciò sarebbe del tutto inverosimile che un'analisi chimica vera e propria avente come oggetto la reale presenza e quantità di un composto, possa dare un risultato diverso in funzione del metodo (si cita il caso del glucosio dove i valori sono indicati in funzione del metodo) e non affermi con certezza la reale ed inequivocabile quantità dello stesso. Quanto richiesto si riferisce in realtà all'utilizzo di sofisticate tecniche analitiche non presenti nella comune realtà di chimica-clinica. In altri termini ci si chiede se le ordinarie analisi chimico-cliniche possono determinare, qualitativamente e quantitativamente, composti quali i metalli pesanti, (Piombo, Vanadio, Cadmio, Cromo, Hg, etc.) ed inoltre i composti organici conosciuti come la sporca dozzina ed oggetto delta Conferenza di Johnnasburg ovverosia (I.P.A., Diossine. PCB, PCT e diossino simili) oltre a benzene e suoi derivati.
La risposta è negativa e si rimanda per maggiori approfondimenti ai lavori svolti dall’I.S.S. per l’Italia nell’ambito della campagna europea di valutazione del livello di contaminazione di base. Peraltro si osserva che la determinazione ai fini dell'accumulo di molte di tali sostanze riguarda tessuti ed organi e quindi una determinazione del semplice livello ematico non sembrerebbe sufficiente a dare le corrette informazioni ai medici competenti, per la valutazione del rischio.
Infine, per completezza di informazione, si precisa che gli strumenti idonei per tale tipo di analisi sono estremamente complessi e che ad oggi l’Ente tecnico-strumentale della Regione, I'ARPA Sicilia, non è sufficientemente attrezzata per svolgere tate attività analitica considerato che oltre ai problemi di prelievo del campione e necessario procedere a fasi specifiche di preparazione, purificazione e concentrazione dello stesso. Risulta a quest’Ordine che l’ARPA si stia dotando della necessaria strumentazione, anche se con orientamento prevalentemente ambientale.
Si rimane disponibili per l'illustrazione della nota nelle varie sedi che si ritengano opportune.


In sostanza, nella prima risposta da notare che, per quanto riguarda i rischi derivanti dall’esposizione a sostanze inquinanti, nell’attività lavorativa di controllo del traffico veicolare, non esistono Apparecchi di Protezione delle Vie Respiratorie con la presunzione di potersi definire tali da eliminare il rischio degli inquinanti .
E nella seconda risposta da notare che non esistono attualmente analisi che possano dare la certezza del grado di dannosità raggiunto a causa dell’esposizione agli agenti inquinanti a cui è sottoposto l’Operatore della Polizia Municipale nella sua attività.
Da sottolineare che le attuali mascherine in cellulosa distribuiti agli operatori della Polizia Municipale sono inutili e forse addirittura, per le ragioni sopra illustrate, più dannose dal momento che, quando naso e bocca non sono liberi di respirare, si tende a inglobare aria con più forza.
Gli unici filtri realmente utili si chiamano Epa, realizzati con materiali altamente tecnologici, ma il loro costo è proibitivo, si tratta, in definitiva, degli stessi filtri usati per le maschere antigas.
E comunque va detto che queste maschere in genere sono chiaramente poco utilizzabili perché incompatibili con l’attività degli Operatori della Polizia Municipale impegnati al controllo del traffico, per l’impossibilità di utilizzare il fischietto e la comunicazione verbale per impartire ordini e indicazioni.
E’ evidente per quanto sopra illustrato che l’ambiente di lavoro (ambiente esterno) del vigile urbano ha un elevato grado di inquinamento tale da creare inevitabilmente delle lesioni sull’apparato cardio-respiratorio .
Un aspetto singolare è che gli operatori della polizia municipale, in queste condizioni, sono costretti a subire gli effetti di dannosità dello smog in modo passivo.
Il comparto sicurezza in Italia e la Polizia Municipale
Un aspetto singolare in relazione ai benefici previsti dall’attuale legislazione è la diversità di trattamento tra le categorie rientranti nel comparto sicurezza e la Polizia Municipale.
Infatti alle categorie del comparto sicurezza vengono riconosciuti alcuni benefici ed indennizzi.
A questo punto, è preliminarmente necessario precisare come nel comparto sicurezza rientrano le attività con funzioni di mantenimento dell'ordine pubblico e di prevenzione dei reati (polizia di sicurezza) e le funzioni di repressione di quest'ultimi (polizia giudiziaria).
Ai fini della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, sono forze di polizia:
a) la Polizia di stato, struttura civile ad ordinamento speciale, dipendente organicamente dal Ministero dell'Interno;
b) l'Arma dei Carabinieri;
c) il Corpo della Guardia di Finanza, struttura militare dipendente dal Ministero dell'Economia e delle Finanza.
Sono, inoltre, Forze di polizia, in funzione di concorso alle precedenti, la Polizia Penitenziaria, inquadrata organicamente nel Ministero della Giustizia, e il Corpo Forestale dello Stato, dipendente dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
Nell'ambito del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, infine, sono istituiti due organismi interforze ai quali l'Arma partecipa con proprio personale ed in numero paritetico rispetto a quello della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza: la Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.) e la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (D.C.S.A.),
E pertanto, a questo punto, considerato che l’attuale piano di sicurezza vedrebbe estendere la Polizia Locale a compiti di lotta alla microcriminalità, non si comprende il diverso trattamento fra categorie con funzioni perfettamente similari.
Non si comprende, altresì, come i lavoratori della Polizia Municipale con le stesse funzioni rientranti nel comparto sicurezza, ed aggravati da rischi connessi alla specificità del lavoro stesso, come precedentemente illustrato, non debbano ricevere i benefici di legge previsti per tali categorie.

Parere tecnico sui DPI (mascherine), - Sekur Mandill FFP2/V COMBI, utilizzo delle stesse in particolari condizioni di inquinamento atmosferico

Si riporta il parere dell'Ordine dei Chimici della Sicilia sulle mascherine fornite ai Vigili Urbani di Palermo a partire dal 2005.

by: Movimento della Difesa del cittadino, Via Napoli 84, Palermo
date: 16/11/2006


Con riferimento alla richiesta formulata, nell'accettarla nel pubblico interesse, si rimettono alcune considerazioni, che possono assurgere al ruolo di perizia, stante che l'Ordine non compie atti professionali. Le considerazioni che seguiranno hanno, qundi, lo scopo di delineare un corretto iter per l'individuazione del rischio Chimico e per la scelta dei dispositivi di protezione individuale.
. . . omissis . . .
Al fine però di concentrare l’attenzione sulla reale esposizione del soggetto, non è possibile traslare i dati derivanti dalle centraline di rilevamento al lavoratore stesso, in quanto il posizionamento delle cabine e l’altezza da terra del punto di prelievo, non sono riferibili al posizionamento del lavoratore e del suo punto di prelievo (bocca e naso).
Da un punto di vista metodologico quindi è ben più utile l’utilizzo degli appositi campionatori spallabili, che opportunamente dotati di specifici e mirati accumulatori, ora di sostanze presenti sotto forma di gas di natura inorganica (ossidi di Azoto, ossidi di zolfo, monossido di carbonio etc..), ora di sostanze presenti sotto forma di gas di natura organica (benzene, xilene, toluene, I.P.A., diossine e composti diossino simili) o ancora presenti sotto forma solida (polveri). . . .omissis . . .

Premesso che lo stesso è indicato dal produttore quale “44291203 MANDIL FFP2/V COMBI, respiratore antiodore combinato con antipolvere per aerosol solidi e liquidi secondo la classe 2, con valvola di espirazione, Omologazione EN 149:2001”, nel richiamare quanto espresso in sommità alla nota circa la necessità di una vera e propria perizia, l’Ordine può, a titolo di carattere generale, rimettere le seguenti considerazioni:
1. Il lavoratore è certamente esposto ad inquinanti presenti in forma gassosa e ad inquinanti presenti in forma solida;
2. La filtrazione ed in generale il trattenimento di una o più molecole, da parte di un sistema di contenimento è la somma di disparate interazione chimiche, chimico-fisiche, fisiche.
Per meglio esporre e far comprendere si precisa che un aerosol può essere trattenuto a seguito di perdite del contributo cinetico della particella dispersa per urto su una superficie che non risponde in maniera elastica.
Tra i motivi di mancanza di risposta elastica vi stanno le deboli interazioni di carattere chimico-fisico, quali ad esempio l’imbibizione del supporto cellulosico da parte delle particelle acquose presenti ed in cui a loro volta sono disciolti composti chimici (idrofilia).
Tra i motivi chimico-fisici può annoverare l’effetto che una superficie può esercitare al fine dell’accrescimento dimensionale dell’acqua aereo dispersa con la formazione di gocce che non possono essere più disperse nel mezzo aereo a causa della loro aumentata massa (vedi formazione della pioggia ed utilizzo di sali per la formazione della stessa).
Tra i mezzi fisici si può considerare ancora la circostanza legata all’urto della particella con un mezzo più freddo, urto che fa cedere energia; tale cessione provoca una diminuzione del contenuto entalpico totale della particella e la sua condensazione (vedi meccanismo della rugiada).
Quando il meccanismo riguarda le polveri è necessario chiarire che la pericolosità di una particella solida non solo è legata alla sua dimensione, ma è strettamente legata alla possibilità che la stessa trasporti in superficie composti pericolosi (tossici e/o irritanti e/o cancerogeni) e che successivamente possa effettuare il rilascio di tali composti.
Quindi la semplice circostanza che una sostanza solida (dispersa in mezzo aereo) venga trattenuta in ragione del mezzo filtrante e delle sue dimensioni, da sola non e sufficiente a far considerare efficace il D.P.I., in quanto va valutato anche il sistema con cui la polvere trasporta la sostanza.
Tutto ciò al fine di comprendere se, dopo il trattenimento della particella solida si possano creare le condizioni di distacco dell’inquinante ed il suo successivo trasporto. E' proprio tale meccanismo di cessione che rende le polveri inalabili al disotto del 10 micron pericolose per la salute in funzione della loro provenienza e composizione.

Esposto quanto sopra, riguardo il D.P.I. di cui si tratta, è oggettivamente desumibile dalle informazioni fornite dal produttore e riportate nella confezione, che lo stesso non è utile per il trattenimento degli inquinanti gassosi, tra parentesi sono riportate le caratteristiche dichiarate dal costruttore (CARATTERISTICHE: protezione da aerosol solidi e liquidi secondo la classe 2; capacità di arresto di odori non tossici né nocivi né irritanti; efficienza filtrante con aerosol NaCl oltre 98%; efficienza filtrante con nebbia di paraffina oltre 98%; conformità alla Norma UNI EN 149:2001.) Mentre per quanto attiene le polveri derivanti dal traffico veicolare che dal punto di vista chimico sono passibili di presenza di sostanze pericolose (tossiche, nocive e/o cancerogene), è quantomeno imprudente, ove non si configuri anche l’esercizio abusivo della professione, estendere l’utilizzo di un D.P.I. al di là del campo in cui lo stesso è stato testato; ciò in ottemperanza al principio di precauzione
Per quanto poi attiene l’idoneità del D.P.I. ad essere usato nelle condizioni operative si precisa che la stessa va determinata accogliendo l’invito della Corte Costituzionale (sentenza 345 del 21 luglio 1995) circa “la necessità di una valutazione interdisciplinare sempre più necessaria in una società i cui interessi sono via via maggiormente complessi”
Inoltre, osservando che la struttura del dispositivo di cui in oggetto è formata da 4 strati di materiale, si desume che ne derivi una condizione di perdita di carico nel passaggio dell’aeriforme (ciò probabilmente è la ragione per la quale il lavoratore che utilizza tale mascherina segnala di avere difficoltà respiratorie e malesseri vari probabilmente a causa della presenza di gas e/o per insufficienza di ossigeno). Tale condizione va verificata dal medico competente ai fini della corretta funzione respiratoria o di un eventuale affaticamento Infine va ulteriormente verificata, nelle condizioni operative più gravose, la effettiva permanenza della capacità di protezione sia dal punto di vista chimico che da quello sanitario << quest’ordine è costretto per l’ennesima volta a rilevare l’utilizzo improprio e pomposo, per i metodi di determinazione di talune sostanze in ambito umano (metodi che più correttamente in ambito anglo sassone sono definiti come blood-test), del termine analisi. Premesso ciò sarebbe del tutto inverosimile che un'analisi chimica vera e propria avente come oggetto la reale presenza e quantità di un composto, possa dare un risultato diverso in funzione del metodo (si cita il caso del glucosio dove i valori sono indicati in funzione del metodo) e non affermi con certezza la reale ed inequivocabile quantità dello stesso. Quanto richiesto si riferisce in realtà all'utilizzo di sofisticate tecniche analitiche non presenti nella comune realtà di chimica-clinica. In altri termini ci si chiede se le ordinarie analisi chimico-cliniche possono determinare, qualitativamente e quantitativamente, composti quali i metalli pesanti, (Piombo, Vanadio, Cadmio, Cromo, Hg, etc.) ed inoltre i composti organici conosciuti come la sporca dozzina ed oggetto della Conferenza di Johnnasburg ovverosia (I.P.A., Diossine. PCB, PCT e diossino simili) oltre a benzene e suoi derivati.
La risposta è negativa e si rimanda per maggiori approfondimenti ai lavori svolti dall’I.S.S. per l’Italia nell’ambito della campagna europea di valutazione del livello di contaminazione di base. Peraltro si osserva che la determinazione ai fini dell'accumulo di molte di tali sostanze riguarda tessuti ed organi e quindi una determinazione del semplice livello ematico non sembrerebbe sufficiente a dare le corrette informazioni ai medici competenti, per la valutazione del rischio.
Infine, per completezza di informazione, si precisa che gli strumenti idonei per tale tipo di analisi sono estremamente complessi e che ad oggi l’Ente tecnico-strumentale della Regione, I'ARPA Sicilia, non è sufficientemente attrezzata per svolgere tate attività analitica considerato che oltre ai problemi di prelievo del campione e necessario procedere a fasi specifiche di preparazione, purificazione e concentrazione dello stesso. Risulta a quest’Ordine che l’ARPA si stia dotando della necessaria strumentazione, anche se con orientamento prevalentemente ambientale.
Si rimane disponibili per l'illustrazione della nota nelle varie sedi che si ritengano opportune.

Firmato: Dott. Eugenio Cottone, Presidente dell'Ordine Interprovinciale dei Chimici della Sicilia
Via Pasquale Calvi, 2/e - 90139 Palermo
Sito Internet: http://www.ordinedeichimici.it
tel. 091/325652 - Fax: 091/329742

Disastro all'aeroporto di Madrid Almeno 153 morti, 20 superstiti - esteri - Repubblica.it

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mercoledì 20 agosto 2008

Rischi degli Operatori della Polizia Municipale

Movimento "Tagghiamu stu Palluni"
date: Palermo 20 agosto 2008

Gli Operatori della Polizia Municipale in servizio di controllo del traffico veicolare sono esposti a particolari rischi spesso sottovalutati proprio dagli addetti alla sicurezza.
In alcuni comuni, come a Palermo, la valutazione del rischio chimico riporta un rischio di tipo "moderato", cioè irrilevante.
Tale esito ci appare inopportuno soprattutto per le modalità con le quali è stato determinato.
In questa valutazione, oltre a dichiarare che il lavoratore in servizio esterno di controllo al traffico veicolare ha un rischio chimico moderato, si ritengono sufficienti le protezioni con le mascherine di cellulosa antipolvere fornite agli operatori della Polizia Municipale. Va detto in merito che il parere tecnico, che troverete alcune parti più avanti, del Dott. Cottone Presidente dell’Ordine Interprovinciale dei chimici della Sicilia, proprio sulle mascherine fornite agli operatori della Polizia Municipale, si esprime con un giudizio diverso. Tale parere come fonte autorevole, per una rivalutazione dei rischi, è stato trasmesso ai servizi di vigilanza e agli addetti alla sicurezza, senza però aver suscitato quell'interesse sperato.
Si ritiene che per l'attività degli operatori della Polizia Municipale oggettivamente in mancanza di dati precisi si dovrebbe invece sempre considerare nella valutazione un rischio chimico "non moderato" ed applicare precauzionalmente la prevista Sorveglianza Sanitaria, riconoscendo un rischio specifico per un'attività usurante.

Le valutazioni del rischio chimico dovrebbero essere eseguite da tecnici con competenze specifiche in materia chimica per una corretta valutazione, legittimo il dubbio su alcuni aspetti che appaiono come degli errori di analisi tecnica nel documento di valutazione del rischio chimico:
- i fattori di rischio in esso contenuti non sono riferibili al posizionamento del lavoratore e al suo punto di prelievo (naso e bocca) così come previsto dall’art. 72 quater del decreto legislativo 626/94 e s.m. del decreto legislativo 25/2000, perché si basano su informazioni provenienti dalle centraline dell’AMIA poste a tre metri di distanza dal suolo;
- non ci sono riferimenti di sopralluoghi effettuati presso alcuni siti di particolare interesse per le caratteristiche di elevato traffico;
- non si tiene conto della distanza del lavoratore dalle sorgenti di emissioni e, quindi, non si è valutato l’effetto dell’onda d’urto delle sostanze inquinanti sul lavoratore;
- non si sono valutati le condizioni climatiche (vento, umidità, freddo, caldo) che alterano chiaramente le caratteristiche chimico-fisico degli APVR (Apparecchio di Protezione delle Vie Respiratorie);
- non si è tenuto conto degli effetti della combinazione di diversi agenti inquinanti per la presenza di gas tossici, nocivi e cancerogeni.

Inoltre il sottoscritto insieme ad altri RLS segnalano come la Sorveglianza Sanitaria sia in qualche modo inficiata nella sua regolarità anche da un provvedimento applicato in seguito al giudizio del Medico Competente. Tale provvedimento viene percepito dai lavoratori come ritorsivo, per coloro che vengono momentaneamente allontanati dal Medico Competente nell’attuazione della Sorveglianza Periodica finalizzata a valutare i rischi professionali in funzione dei carichi di lavoro e degli effetti che potrebbero avere sulla salute del lavoratore.
E quindi, il lavoratore non solo è impegnato eccessivamente, per l'esiguo numero di operatori in strada, sia fisicamente sia mentalmente (da stress) ma, se il Medico ne prescrive a tutela della sua salute il momentaneo allontanamento, ne viene penalizzato economicamente.
Inoltre, i Medici Competenti nell'attuazione delle visite mediche dovrebbero sempre avere i mansionari in cui sono riportati gli impegni di lavoro giornalieri, settimanali ed annuali necessari per una corretta valutazione dei rischi professionali che possono tramutarsi in danni per i lavoratori.

Un'altra circostanza da valutare è il Servizio di Prevenzione e Protezione che dovrebbe essere di capacità adeguata alla natura dei rischi degli ambienti di lavoro oggetto di valutazione. E' palese che il Servizio di Prevenzione e Protezione deve al suo interno e/o con l'ausilio di professionisti esterni delle competenze specifiche come un esperto almeno in chimica e in psicologia.

Si riportano alcuni dati salienti provenienti da studi e ricerche a carattere scientifico.

Dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
Recentemente è stata resa nota la nuova pubblicazione “Effetti sulla salute dell’inquinamento dell’aria da trasporto” curata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Le ricerche provano che l’inquinamento dell’aria da trasporto provoca gravi danni alla salute umana tra cui: l’aumento di rischio di morte per cause cardio-polmonari, l’aumento di malattie nell’apparato respiratorio e di cancro ai polmoni.
Nei dettagli lo studio condotto dall'Organizzazione mondiale della Sanità, tra il 2002 e il 2004, è stato realizzato su 13 città italiane campione di oltre 200mila abitanti (Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania e Palermo).
I risultati dello studio hanno determinato che gli effetti relativi all'esposizione nel breve periodo sono stati: infiammazioni polmonari, sintomi respiratori, effetti avversi nel sistema cardiovascolare con un aumento della richiesta di cure mediche, dei ricoveri ospedalieri e della mortalità.
Inoltre è stato accertato che l'esposizione al PM (materiale particolato) causa nel lungo periodo una sostanziale riduzione dell'attesa di vita.
Addirittura il PM 2.5 viene associato maggiormente alla mortalità, indicando un aumento del 6% del rischio di morte per tutte le cause per ogni aumento di 10g/m3 nelle concentrazioni di PM 2.5 sul lungo periodo.
Gli effetti relativi all'esposizione nel lungo periodo sono stati: aumento dei sintomi dell'apparato respiratorio inferiore e delle malattie polmonari ostruttive croniche, riduzione delle funzioni polmonari nei bambini e negli adulti, e riduzione dell'attesa di vita causata principalmente dalla mortalità cardio-polmonare e dal cancro al polmone.
Studi su larga scala mostrano gli effetti significativi del PM2.5 in termini di mortalità, ma non sono in grado di identificare una soglia al di sotto della quale il PM non ha effetti sulla salute: cosiddetto livello senza effetti.
Studi e ricerche su vigili urbani dal Prof. Ferrara
Studi effettuati dal Prof. ALDO FERRARA (titolare della II cattedra di malattie dell’apparato respiratorio all’università di Siena), sulla salute respiratoria e sull’ambiente atmosferico, su vigili urbani hanno osservato che questi sono sottoposti a delle lesioni all’apparato respiratorio.
Detti studi hanno determinato che tali lesioni porteranno i soggetti osservati all’età di 60 anni ad avere un deficit della funzionalità cardio-respiratoria pari ad almeno al 30% per i soggetti non fumatori.
Di conseguenza i soggetti esaminati avranno un’aspettativa di vita di 7,5 anni in meno rispetto ad un coetaneo che svolge un’altra attività.
Inoltre lo studio del Prof. Ferrara ha specificato che le condizioni dei vigili urbani sono aggravate in quanto ad una problematica legata allo smog si aggiunge quella cardio-circolatoria dovuta allo stress per i disturbi specifici del traffico.
Studio di ricercatori europei su vigili urbani
Uno studio europeo ha individuato dei lavoratori particolarmente esposti a diversi livelli di benzene.
Nello specifico di nostro interesse sono i principali risultati dello studio di mortalità tra i guidatori di autobus della città di Genova e i vigili urbani di Genova e Milano.
Lo studio ha incluso tutti i lavoratori impiegati nel periodo dal 1949 al 1979.
La mortalità è stata studiata nel periodo 1960 – 1998.
Nell’analisi dello studio è stato osservato un aumentato rischio per linfoma di Hodgkin e tumore del polmone.
Lo studio è stato condotto dai seguenti ricercatori:
- A.C. Pesatori, M. Bonzini, D. Consonni, A. Baccarelli, P.A. Bertazzi e A. Colombi del Dipartimento di Medicina del Lavoro, degli Istituti clinici di Perfezionamento e dell’Università degli Studi di Milano;
- P.G. Duca del Dipartimento di Scienze Cliniche “Luigi Sacco”, dell’Università degli Studi di Milano
- F. Merlo dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro, di Genova.
Parere tecnico dell’Ordine Interprovinciale dei Chimici di Sicilia
Per quanto riguarda le mascherine che l’amministrazione continua a fornire e che vorrebbe continuare a fornire, ritenendo corretta la scelta, si riporta il parere tecnico rilasciato dall’Ordine Interprovinciale dei Chimici di Sicilia a firma del Presidente Dott. Cottone.
In merito alla valutazione del rischio chimico il dott. Cottone ribadisce che:
. . . omissis . . . Al fine però di concentrare l’attenzione sulla reale esposizione del soggetto, non è possibile traslare i dati derivanti dalle centraline di rilevamento al lavoratore stesso, in quanto il posizionamento delle cabine e l’altezza da terra del punto di prelievo, non sono riferibili al posizionamento del lavoratore e del suo punto di prelievo (bocca e naso).
Da un punto di vista metodologico quindi è ben più utile l’utilizzo degli appositi campionatori spallabili, che opportunamente dotati di specifici e mirati accumulatori, ora di sostanze presenti sotto forma di gas di natura inorganica (ossidi di Azoto, ossidi di zolfo, monossido di carbonio etc..), ora di sostanze presenti sotto forma di gas di natura organica (benzene, xilene, toluene, I.P.A., diossine e composti diossino simili) o ancora presenti sotto forma solida (polveri). . . .omissis . . .
Questa metodologia sopra descritta risponde invece, al contrario di quanto riportato nell’attuale documento di valutazione del rischio chimico, a quanto stabilito dall’art. 72 quater del decreto legislativo 626/94 così come innovato dal richiamato decreto legislativo 25/2000 (vedi nota)
Alla richiesta se gli Apparecchi di Protezione delle Vie Respiratorie (le mascherine di protezione in dotazione agli operatori della Polizia Municipale del comune di Palermo) sono idonei, l’Ordine si esprimeva relazionando quanto segue:

Premesso che lo stesso è indicato dal produttore quale “44291203 MANDIL FFP2/V COMBI, respiratore antiodore combinato con antipolvere per aerosol solidi e liquidi secondo la classe 2, con valvola di espirazione, Omologazione EN 149:2001”, nel richiamare quanto espresso in sommità alla nota circa la necessità di una vera e propria perizia, l’Ordine può, a titolo di carattere generale, rimettere le seguenti considerazioni:
1. Il lavoratore è certamente esposto ad inquinanti presenti in forma gassosa e ad inquinanti presenti in forma solida;
2. La filtrazione ed in generale il trattenimento di una o più molecole, da parte di un sistema di contenimento è la somma di disparate interazione chimiche, chimico-fisiche, fisiche.
Per meglio esporre e far comprendere si precisa che un aerosol può essere trattenuto a seguito di perdite del contributo cinetico della particella dispersa per urto su una superficie che non risponde in maniera elastica.
Tra i motivi di mancanza di risposta elastica vi stanno le deboli interazioni di carattere chimico-fisico, quali ad esempio l’imbibizione del supporto cellulosico da parte delle particelle acquose presenti ed in cui a loro volta sono disciolti composti chimici (idrofilia).
Tra i motivi chimico-fisici può annoverare l’effetto che una superficie può esercitare al fine dell’accrescimento dimensionale dell’acqua aereo dispersa con la formazione di gocce che non possono essere più disperse nel mezzo aereo a causa della loro aumentata massa (vedi formazione della pioggia ed utilizzo di sali per la formazione della stessa).

Tra i mezzi fisici si può considerare ancora la circostanza legata all’urto della particella con un mezzo più freddo, urto che fa cedere energia; tale cessione provoca una diminuzione del contenuto entalpico totale della particella e la sua condensazione (vedi meccanismo della rugiada).
Quando il meccanismo riguarda le polveri è necessario chiarire che la pericolosità di una particella solida non solo è legata alla sua dimensione, ma è strettamente legata alla possibilità che la stessa trasporti in superficie composti pericolosi (tossici e/o irritanti e/o cancerogeni) e che successivamente possa effettuare il rilascio di tali composti.
Quindi la semplice circostanza che una sostanza solida (dispersa in mezzo aereo) venga trattenuta in ragione del mezzo filtrante e delle sue dimensioni, da sola non e sufficiente a far considerare efficace il D.P.I., in quanto va valutato anche il sistema con cui la polvere trasporta la sostanza.
Tutto ciò al fine di comprendere se, dopo il trattenimento della particella solida si possano creare le condizioni di distacco dell’inquinante ed il suo successivo trasporto. E' proprio tale meccanismo di cessione che rende le polveri inalabili al disotto del 10 micron pericolose per la salute in funzione della loro provenienza e composizione.


Esposto quanto sopra, riguardo il D.P.I. di cui si tratta, è oggettivamente desumibile dalle informazioni fornite dal produttore e riportate nella confezione, che lo stesso non è utile per il trattenimento degli inquinanti gassosi, tra parentesi sono riportate le caratteristiche dichiarate dal costruttore (CARATTERISTICHE: protezione da aerosol solidi e liquidi secondo la classe 2; capacità di arresto di odori non tossici né nocivi né irritanti; efficienza filtrante con aerosol NaCl oltre 98%; efficienza filtrante con nebbia di paraffina oltre 98%; conformità alla Norma UNI EN 149:2001.) Mentre per quanto attiene le polveri derivanti dal traffico veicolare che dal punto di vista chimico sono passibili di presenza di sostanze pericolose (tossiche, nocive e/o cancerogene), è quantomeno imprudente, ove non si configuri anche l’esercizio abusivo della professione, estendere l’utilizzo di un D.P.I. al di là del campo in cui lo stesso è stato testato; ciò in ottemperanza al principio di precauzione
Per quanto poi attiene l’idoneità del D.P.I. ad essere usato nelle condizioni operative si precisa che la stessa va determinata accogliendo l’invito della Corte Costituzionale (sentenza 345 del 21 luglio 1995) circa “la necessità di una valutazione interdisciplinare sempre più necessaria in una società i cui interessi sono via via maggiormente complessi”
Inoltre, osservando che la struttura del dispositivo di cui in oggetto è formata da 4 strati di materiale, si desume che ne derivi una condizione di perdita di carico nel passaggio dell’aeriforme (ciò probabilmente è la ragione per la quale il lavoratore che utilizza tale mascherina segnala di avere difficoltà respiratorie e malesseri vari probabilmente a causa della presenza di gas e/o per insufficienza di ossigeno). Tale condizione va verificata dal medico competente ai fini della corretta funzione respiratoria o di un eventuale affaticamento (anche questa valutazione non è stata analizzata dal medico competente). Infine va ulteriormente verificata, nelle condizioni operative più gravose, la effettiva permanenza della capacità di protezione sia dal punto di vista chimico che da quello sanitario (anche questo non è stato verificato, infatti non sono mai state fatte le visite nei luoghi di lavoro che per il vigile urbano è la “strada”, nonostante gli scriventi l’avessero già da tempo evidenziato).
Mentre al riguardo se eventuali danni possono essere rilevati attraverso le analisi chimico - cliniche, l’Ordine dei chimici rispondeva:
<<>>
In sostanza, nella prima risposta da notare che, per quanto riguarda i rischi derivanti dall’esposizione a sostanze inquinanti, nell’attività lavorativa di controllo del traffico veicolare, non esistono Apparecchi di Protezione delle Vie Respiratorie con la presunzione di potersi definire tali da eliminare il rischio degli inquinanti .
E nella seconda risposta da notare che non esistono attualmente analisi che possano dare la certezza del grado di dannosità raggiunto a causa dell’esposizione agli agenti inquinanti a cui è sottoposto l’Operatore della Polizia Municipale nella sua attività.
Da sottolineare che le attuali mascherine in cellulosa distribuiti agli operatori della Polizia Municipale sono inutili e forse addirittura, per le ragioni sopra illustrate, più dannose dal momento che, quando naso e bocca non sono liberi di respirare, si tende a inglobare aria con più forza.
Gli unici filtri realmente utili si chiamano Epa, realizzati con materiali altamente tecnologici, ma il loro costo è proibitivo, si tratta, in definitiva, degli stessi filtri usati per le maschere antigas.
E comunque va detto che queste maschere in genere sono chiaramente poco utilizzabili perché incompatibili con l’attività degli Operatori della Polizia Municipale impegnati al controllo del traffico, per l’impossibilità di utilizzare il fischietto e la comunicazione verbale per impartire ordini e indicazioni.
Osservazioni e chiarimenti conclusivi
Da questo escursus è dimostrato che, oltre a quanto gli scriventi hanno osservato nel descrivere i rischi a cui è esposto il lavoratore, il luogo di lavoro dell’Operatore della Polizia Municipale: “la strada”, rappresenti una concreta fonte di malattia.
E come attualmente le misure di protezione resi disponibili dalla tecnica non siano sufficientemente idonei per attuare un’adeguata prevenzione e protezione dai danni che gli stessi subiscono.
Si chiede per questo un intervento serio di prevenzione che possa limitare immediatamente l’esposizione dei lavoratori in servizio di controllo del traffico veicolare, basandosi prima di tutto sulle osservazioni provenienti proprio dai lavoratori stessi.
In sostanza il problema della salvaguardia dei lavoratori della Polizia Municipale preoccupa seriamente gli scriventi, in generale, per l’inefficacia delle misure di prevenzione e di protezione.
Infatti, i documenti (DVR) spesso tendono a sottovalutare i rischi degli Operatori di Polizia Municipale anche perché si andrebbe a condizionare il sistema organizzativo che deve tenere conto di bilanci e tagli di vario tipo.
E la mancanza di un dialogo costruttivo tra l'ammnistrazione e i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza contribuisce a non migliorare le cose.

AMMINISTRARE e SELEZIONARE CON SUCCESSO LE RISORSE UMANE

by: boscolo
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Le profonde trasformazioni avvenute negli ultimi anni all�interno del mercato del lavoro hanno portato grandi e piccole organizzazioni di ogni settore a ricercare, in ambito dell�amministrazione del personale, una figura sempre pi� completa, orientata alle �risorse umane� intese nella loro complessit�.

Per le aziende � infatti indispensabile disporre di professionisti qualificati e competenti in grado di gestire con trasparenza non solo gli aspetti amministrativi, ma tutto quanto si riferisca alla crescita e allo sviluppo professionale del lavoratore.

Factory School, forte dell�esperienza maturata negli anni e consapevole di queste nuove esigenze, organizza anche quest�anno in collaborazione con Inaz e FILT CGIL il progetto formativo �Rapporti di lavoro, Selezione e cedolino paga con il software Inaz� al fine di formare e inserire addetti paghe, contributi ed esperti nella selezione consapevoli e autonomi.

Il corso, che si svolger� a Padova dal 22 al 27 settembre 2008, ha dunque come scopo plasmare 14 professionisti che si occuperanno a 360� della gestione degli aspetti amministrativi dei rapporti di lavoro: elaborazione dei cedolini paga e gestione dei contratti, relazioni sindacali, apertura delle posizioni previdenziali e assistenziali, assunzioni e licenziamenti.

Una importante novit� per questa edizione � stata inserita: un modulo di otto ore interamente dedicato alla selezione del personale, former� gli allievi a tutto tondo nell�ambito delle Risorse Umane.

Il personale docente � composto da professionisti altamente qualificati e specializzati del settore: un consulente del lavoro, un sindacalista e un addetto paghe e contributi, un esperto nella selezione del personale.

Sar� inoltre presente un tecnico di Inaz, azienda leader produttrice di uno dei pi� diffusi software per la gestione dei rapporti di lavoro, per insegnare l�uso del software Inaz Paghe.

A seguito del progetto i partecipanti avranno modo di entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro, all�interno di aziende e importanti studi consulenzali dislocati in tutto il territorio nazionale, tramite uno stage della durata di 2 mesi negli uffici risorse umane.

Ottime le prospettive di inserimento finale, come dimostrano le continue conferme degli ex-corsisti.


Per informazioni: www.factoryschool.it o contattando la segreteria organizzativa al numero 0498360696.

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La Dott.ssa Giulia Rocchetti Presidente Aserc ASSOCIAZIONE STUDI E RICERCHE CRIMINOLOGICHE VI INVITA AL CONVEGNO DEL 10 ottobre 2008

by: aserc
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L'ASERC Associazione Studi e Ricerche Criminologiche Vi invita alla I° Conferenza relativa al ciclo : "la sessualità nel mondo contemporaneo" che si terrà a Roma il 10 ottobre 2008 dal titolo:

IL TRANSESSUALISMO:PROBLEMI GIURIDICI E TEMATICHE SOCIO-PSICOLOGICHE NELLA SOCIETA' MODERNA

CHI SIAMO

L'A.S.eR.C, Associazione di Studi e Ricerche Criminologiche, nasce da un desiderio di giovani professionisti - criminologi ( che vanno a formare il Consiglio Direttivo) formatisi tutti in analisi della scena del crimine, criminologia e gestione dell'emergenza e da tempo ricercatori e studiosi di fenomeni criminologici , per dare delle facili ma scientifiche informazioni in ambito criminalistico e criminologico.
Una giusta summa che racchiude tutte le materie di interesse criminalistico-criminologico,il nostro approccio è difatti multidisciplinare e spazia tra:

- Criminologia
- Criminalistica
- Criminogenesi degli atti criminali nell'epoca moderna
- Analisi della scena del crimine
- Come muoversi sulla scena del crimine
- Serial Killer
- Il fenomeno sette
- Lo Stalking
- La pedofilia
- La pedofilia in internet
- La devianza giovanile
- Il bullismo
- Patologie
- Nuove patologie
- La violenza e l'aggressività
- Il terrorismo
- Le donne e il terrorismo
- L'emergenza NBCR
- La marginalità
- L'emarginazione
- Atti di violenza e criminosi nei confronti della diversità
- Antropologia
- Archeologia forense
- Etnopsichiatria
- Grafologia
- Scienze dell'investigazione

L'Aserc si prefigge scopi rigorosamente scientifici, di studio, di ricerca e di confronto culturale, per promuovere e sensibilizzare. Vantiamo infatti la collaborazione e di professionisti a livello nazionale e internazionale e di associazioni, centri studio, centri di ricerca , enti.

Documenti tratti da libri , tesi, tesine, progetti di ricerca , internet e corsi gestiti al fine di creare una sorta di "enciclopedia" della Criminologia in quanto scienza e non in quanto disquisizione sull'operato di un criminale in termini generici.

L'Associazione si pone, qui su internet come "tavolo virtuale" in cui criminologi e altri professionisti possono "incontrarsi" per approfondire tutti i temi possibili relativi alla criminologia, alla criminalistica e alle tecniche investigative.

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- Presidente:
Dott.ssa Giulia Rocchetti dopo il Master di Alta Formazione per le Funzioni Internazionali in cui si specializza in “Progettazione di interventi di cooperazione internazionale, Missioni internazionali di osservazione elettorale, Missioni di Sicurezza e Peace-keeping , sviluppo delle competenze di Leadership , Tecniche per la gestione dei processi negoziali " in "Diritto comunitario e D'impresa" presso l'Avvocatura di Stato a Roma
e la specializzazione in "Esperto in Europrogettazione e Internazionalizzazione delle Imprese" ( tutti presso la Sioi - Roma ) si specializza in
“Tattica e Tecnica criminale” ,
in "Neuropsicologia" ,
in "Psicologia generale" ,
"psicologia clinica"
in " Psicopatologia" in "Criminal Profiling" ,
in "analisi scena del crimine con analisi del caso Cogne" con il Dott. Lavorino - Anacip, partecipa al " Convegno Internazionale di criminologi" dell' ICAA - Roma in unione, tra gli altri, con la scuola FBI di Quantico , la Duke University , in "Crime Scene and DNA basics for Forensic Analysts " e in "DNA extraction and quantitation for forensic Analysts" presso The President's DNA - Usa Government e acquisisce una formazione in "analisi della scena del crimine, criminologia e gestione del'emergenza" con tesina finale in "Personaggi sadici della storia".
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Dott.ssa Francesca Romana Viola specializzatasi in "Scienze e tecniche psicologiche della valutazione e della consulenza clinica" ,partecipa al " Convegno Internazionale di criminologi" dell' ICAA - Roma in unione, tra gli altri, con la scuola FBI di Quantico e la Duke University , si forma in "analisi della scena del crimine, criminologia e gestione del'emergenza"

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Dott.ssa Giorgia Pecchi laureata in Giurisprudenza all'Università Roma Tre, dove tutt'oggi svolge il ruolo di assistente e collaboratrice della cattedra di Storia di Diritto Medievale e Moderno e di Storia delle Codificazioni Moderne; è praticante presso lo studio legale Ciccarelli di Roma.
Scrive per le riviste INI News e Realtà Medica di cui è responsabile della rubrica "Salute e Parlamento".
Si specializza infine in "analisi della scena del crimine, criminologia e gestione del'emergenza".

- Segretaria Scientifica e Coordinatrice sezione Scienze dell'Investigazione

Marilena D'Alescio specializzanda in "scienze dell'investigazione" collabora con agenzie d'investigazione e sicurezza; antitaccheggio informazioni - ispettorati. Specializzata in "analisi della scena del crimine, criminologia e gestione del'emergenza".

- Coordinatrice sezione Psicologia Clinica:

Dott.ssa Maria Teresa Belgiovine specializzatasi in “Psicologia clinica e della salute applicata all’analisi criminale" in seguito formatasi in "analisi della scena del crimine, criminologia e gestione del'emergenza"

- Coordinatore sezione Giuridica:

Avv.to Alessio Caperna fondatore dello studio omonimo , del libero foro di Frosinone, Giudice onorario del Tribunale di Latina, iscritto all' elenco difensori d'ufficio per il Tribunale dei Minori, Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.
In seguito formatosi in "analisi della scena del crimine, criminologia e gestione del'emergenza"
Per contatti: http://studiolegalecaperna.it.gg

- Responsabile Studi Penali - Sezione Giuridica:

Dott.ssa Elisabetta Stampacchia , laureata in Giurisprudenza. Scuola di preparazione alla Carriera Magistrale.Formatasi in "analisi della scena del crimine, criminologia e gestione del'emergenza"

- Coordinatrice sezione ricerca antropologica

Dott.ssa Tatiana Anderlucci, antropologa.
Laureata in Teorie e Pratiche dell'antropologia. In seguito si specializza presso la Bocconi - Milano in : Master di Project management nel terzo settore e PA - utenti e aziende multietnici.
Si forma prima presso : Study of System Architecture for Delivering Telemedicine Services in Sub-Saharan Africa
occupandosi di: Collaborazione e assistenza per il progetto comunitario “ Telemedicine in Sub-Saharian Africa”, studio di fattibilità, ricerche di mercato e redazione dei documenti relativi alla situazione socio sanitaria dei paesi dell’Africa sub Sahariana per l’implementazione del programma di telemedicina per l’Africa. Poi presso la Commissione Europea qualificandosi come "Esperta nella mediazione istituzionale" a seguire Stagista presso la Ethno Communication occupandosi in Redazione e gestione dell’osservatorio media sull’immigrazione in Italia, ufficio stampa e marketing operativo. Si forma poi presso l' INSAF (Institution Nationale pour la femme en Deteresse) – Casablanca (Marocco) occupandosi di : Accompagnamento giuridico ed amministrativo,
servizio di sportello per l’ascolto

- Coordinatrice sezione sociologica:

Dott.ssa Silvia Mendico laureata in Sociologia presso l’Università di Roma La Sapienza con una tesi sull’ “Invecchiamento, senescenza e reminescenze in rapporto ai vari status sociali”, si specializzata successivamente in Counseling psicosomatico e Sessuologia Clinica.
Attualmente è Professoressa della cattedra di Sociologia Generale e di Sociologia dei Processi Economici e del Lavoro, del corso di laurea specialistica in Professioni della Riabilitazione, presso l’Università “La Sapienza” di Roma (Facoltà di Medicina e Chirurgia). Insegna, inoltre, Psicologia Sociale presso la Scuola Counseling della Salute “Coinema di Roma”. Come “Sociologa della Salute” tratta casi di dipendenza, patologie derivanti da stress, malesseri sociali, e dai nuovi rischi e stili di vita (c.d. “Tecnomalattie”). Ha condotto il seminario “L’Alcolismo: una malattia psico-sociale” all’interno del Corso di Laurea in Scienze Umane Psicopedagogiche. Gestisce psico-sociodrammi e seminari sul Mobbing e Burn-out. E’ infine anche articolista di tematiche psico-sociali su siti Web specialistici e sulle riviste scientifiche “Ini News” e “Realtà Medica”, e ha collaborato alla pubblicazione del volume “Counseling riflessioni e percorsi”.

- Ufficio Stampa:

Dott. Luciano Pecchi - Giornalista

I Fannulloni del Ministro Brunetta della Pubblica Amministrazione


Movimento "Tagghiamu stu Palluni"

I fannulloni del ministro Brunetta, tanto cari oggi ai mass media, meritano da parte di tutti noi un'attenta riflessione.
Premesso che la verità non è sempre dalla parte di chi urla di più e né tanto meno sono vere se provengono da fonti che per la loro rappresentatività dovrebbero essere considerati autorevoli, vorrei esprimere il mio pensiero frutto dell'esperienza di due anni di sindacalista, proprio, nella Pubblica Amministrazione.
Ritengo approssimativo addossare l'inefficienza della Pubblica Amministrazione ai Fannulloni. Se l'amministrazione va male è perché viene mal gestita e la colpa è di tutto il sistema organizzativo compreso i sindacati di categoria, e forse anche dei fannulloni ma solo in minima parte. Lasciar passare un messaggio, ormai ricorrente nel quale i fannulloni sono al centro di continue attenzioni dei mass media, da caccia alle streghe, non è giusto e moralmente è scorretto nei confronti dei lavoratori.
L'argomento merita, invece, una più attenta e seria analisi.
Va ricordato che nella Pubblica Amministrazione la classe dirigente ha ruoli di gestione dell'organizzazione aziendale secondo strategie e programmi per il raggiungimento degli obiettivi che concorda di norma con il Datore di Lavoro.
La classe dirigente gestisce le risorse disponibili per il raggiungimento degli obiettivi fissati.
Tra le risorse disponibili ci sono anche quelle umane.
E le risorse umane sono costituite da persone fisiche alle quali la Legge attribuisce diritti e doveri.
Ad esempio, tra i diritti si possono annoverare quelli di avere salvaguardata la salute fisica e mentale, e tra i doveri il rispetto delle regole contrattuali, come ad esempio la retribuzione in funzione di un servizio fornito.
Il mancato rispetto del contratto prevede ovviamente e giustamente l'eventuale licenziamento.
E sono fermamente convinto che le leggi preesistenti tutelassero sia il lavoratore e sia il datore di lavoro nel difendersi dai fannulloni.
Diversi licenziamenti in ragione delle leggi precedenti lo confermano, addirittura i sindacati di fronte ad alcuni casi non hanno potuto far altro che approvare il licenziamento per quanto questi fossero indifendibili.
In sostanza non necessitano altre leggi che vadano ancor di più a colpire la categoria dei lavoratori già abbastanza in difficoltà. Quello che più non comprendo è questa forma di far pagare a tutti le colpe di alcuni. Il diritto alla retribuzione piena anche per malattie meno gravi era e dovrebbe essere un diritto di tutti i lavoratori.
Il ministro avrebbe ottenuto gli stessi risultati con l'applicazione delle leggi attuali per i fannulloni e con interventi sulla classe dirigente per migliorare la Pubblica Amministrazione.
Sulla classe dirigente, esistono problematiche riguardo al fatto che le nomine dei dirigenti sono più di natura politica che meritocratica, e questo impedisce loro, in qualche modo, di portare avanti dei progetti ben definiti.
La classe dirigente dovrebbe avere aspetti manageriali con capacità professionali in linea con le esigenze attuali e le finalità della Pubblica Amministrazione in senso globale.
Mentre quello che abbiamo notato è una classe dirigente più intenta a gestire politicamente la P.A., più preoccupata agli equilibri politici, a gestire con la logica della meno peggio per le esigue risorse economiche e, così, ben lontana dagli obiettivi di efficienza che l'Amministrazione Pubblica dovrebbe raggiungere.
Vorrei, inoltre chiarire il fenomeno dei fannulloni e spiegare perché nella P.A. esistono.
Intanto, il significato del termine Fannullone è: "Chi non fa mai nulla.
E chi non fa nulla: o non fa nulla o non ha nulla da fare!
Se non fa nulla: è perché qualcuno gli ha dato un compito che lui non lo vuole o non lo sa fare!
Ed allora basterebbe verificare le motivazioni e applicare il contratto.
Un iter legittimo che può portare al licenziamento.
Se non ha nulla da fare, la ragione potrebbe essere che qualcuno tra il preposto e il dirigente non gli ha dato nulla da fare, e ovviamente non fa ciò che non gli viene chiesto di fare.
Ed allora, dare del fannullone a qualcuno senza aver fatto un simile ragionamento è illogico e non è corretto.
Per quanto riguarda la lotta del ministro alle malattie, io non credo che sia la strada giusta da percorrere.
Va subito ricordato che il lavoratore che utilizza illegittimamente la malattia, con le leggi preesistenti, può essere licenziato.
Infatti il datore di lavoro ha gli strumenti per verificare la malattia e far valere le proprie ragioni con l'applicazione del contratto fino al licenziamento.
Per cui non vedo le ragioni di far pagare a tutti le colpe di qualcuno.
Con l'applicazione della riforma Brunetta sulle malattie probabilmente avrà un effetto deterrente e ci saranno meno richieste di malattie ma sicuramente ci saranno più malati negli uffici.
In generale sulle valutazioni delle malattie andrebbero meglio analizzate le condizioni in cui i lavoratori svolgono la loro attività, perché l'impegno fisico e mentale spesso è elevato per le condizioni in cui svolgono la loro attività in ambienti inidonei.
E' probabilmente, con un'approfondita indagine, si determinerebbe che l'incidenza della malattia è maggiore dove i lavoratori sono maggiormente esposti a rischi fisici e a stress.
Si dovrebbe anche evitare il paragone con il privato dove il numero di malati è minore del pubblico: sul privato la realtà è diversa perché il lavoratore percepisce maggiormente la sua posizione precaria e questo in qualche modo lo limita nel ricorrere a cure mediche, anche, quando ne avrebbe necessità.
Questo ci fa ritenere che il fenomeno dei fannulloni non è strettamente legato alle malattie, e che i fannulloni potrebbero essere creati dalle carenze organizzative che tendono ad escludere alcuni lavoratori dalle attività di lavoro.